—La sera del 14 gennaio—così esordì Lucertolo—mentre fu commesso il delitto nel Vicolo della Luna io era di servizio nel Ghetto…
—Ah!—interruppe l'avvocato, mostrando una grande attenzione.
—Sebbene il delitto accadesse lì, a due passi, l'assassino operò con tali precauzioni, che io non ne ebbi notizia sino al momento in cui giunsero varii agenti, varii ufficiali, guidati dall'Ispettore che, incontratomi nella Piazza dell'Olio, mi domandarono se avessi a denunziare nulla di nuovo… Risposi negativamente… Soltanto dichiarai che avevo udito un grido acuto entro il Ghetto proferito di certo da una donna, e che ero subito accorso, ma senza poter riuscire a scuoprir nulla… L'Ispettore mi rispose brusco, irritato, e proseguì, accompagnato dagli agenti, fino alla cantonata di Via Naccaiòli. Si svoltò, arrivammo al Vicolo… trovammo il cadavere…
—Scusate—osservò l'avvocato con una certa espressione di diffidenza—quale scopo vi proponete nel farmi questo racconto?
—La prego di aver pazienza, signor avvocato—riprese il birro con un piglio di grottesca dignità—e quando avrò parlato lei saprà…
—Vi avverto che sono molto occupato…
—Ho capito!—disse il birro alzandosi con mal simulata alterezza.—La riverisco! Da alcuni mesi io mi affatico, ho perduto il sonno, mi logoro il cervello per fare ricerche, indagini contro le indagini e le ricerche già fatte dalla polizia, e tutto per provare l'innocenza di Nello…
—Pigliate una sedia!—E l'avvocato proseguì con tuono autorevole, e meravigliato della serietà con cui parlava l'agente:—Ora vi comprendo! Voi volete dirmi cose che è mio dovere professionale l'ascoltare… Voi, a quello che intendo, siete disposto ad associare le vostre forze alle mie per provare l'innocenza di un accusato… Ma, permettetemi di dirvi che nella vostra condizione di «esecutore» l'idea che vi è venuta è un po' strana!
—Non le parrà strano se ha la bontà di lasciarmi parlare.
—Dunque, parlate!