—Però non potremo raggiungerlo.

—Perchè?—domandò ansioso l'avvocato, inchinandosi verso Lucertolo.

—Si è suicidato!…—rispose il birro con voce lenta e solenne.

—Suicidato?…

Lucertolo raccontò la catastrofe avvenuta, la supposta caduta del
Carminati nelle acque del fiume, accennò al cadavere ritrovato.

Palesò all'avvocato come fossero sorti in lui i primi sospetti sul Carminati, parlò della sua visita notturna alla casa del pompiere, dello spavento cagionato dal suo arrivo, della fuga pei tetti, delle menzogne della sorella, del modo col quale aveva scoperto che il Carminati era in casa quella notte.

Ma fu magnifico, eloquente, allorchè si mise a descrivere l'effetto da lui provato ascoltando l'arringa dell'avvocato Arzellini dinanzi alla Rota. Il suo entusiasmo per l'oratore, che aveva così acutamente indicato la via, che avrebbe dovuto seguire la polizia nelle sue indagini, lo inebriava.

Un lieve sorriso di compiacenza sfiorava le labbra dell'avvocato.

Lucertolo rammentò che, finita l'udienza, aveva subito messo ad effetto l'idea manifestata dal difensore di far ricerche nel sozzo locale della Palla.

Riferì tutto il dialogo con la Sguancia; insistè sulle particelle di materia insanguinata che aveva raccolto, sulla catinella, che aveva trovato nel rovescio tutta impiastrata di sangue, e di sangue che vi si era accagliato, e poteva esser rimasto lì fin dalla sera del delitto.