Diana fu lasciata sola alla porta del palazzo dalla signora che l'accompagnava e che le allegò di dover fare molte piccole commissioni: sarebbe tornata a prenderla fra un'ora. Un giovinottino di vent'anni, del quale ella faceva l'educazione, l'aspettava in un luogo convenuto. Essa era tutta palpitante, impaziente d'arrivare. Anche senza il belletto, l'impazienza avrebbe colorito di rosso le sue guancie paffutelle.

Diana entrò nel salotto della principessa: la trovò sola con un giovane elegantissimo: Adolfo Venosa, di famiglia molto agiata e che avea impreso per amor della scienza lunghi, difficoltosi viaggi in regioni inesplorate, facendo, in sì fresca età, noto il suo nome a tutti gli scienziati.

Nella società napoletana il Venosa era ben veduto e apprezzato per il suo ingegno, il suo amore della coltura, per la serietà, la modestia, la vigoria del carattere.

D'impeti generosi, era quasi un fanciullo nelle cose del mondo, poichè toccava i vent'anni e gli aveva trascorsi, dalla prima età, nello studio e nelle imprese arrischiate.

Avea conosciuto Diana mentr'ella era nel convento di Santa Chiara, ove era pure la sorella di lui.

Quando Diana uscì dal convento, e Adolfo la rivide, i due giovani parlarono insieme d'amore: Adolfo, con tale gentilezza d'animo, Diana, con un sentimento sì squisito e sì casto, che tutt'e due si trovarono affini a segno, da non dubitar più, come si dice in tali congiunture, che Dio li avesse destinati l'una all'altro.

Diana avea capito che il marchese di Trapani non vedea di buon occhio questo amore; nella onestà, nel carattere franco, leale di Adolfo, egli scorgea tante accuse a sè stesso: sentiva per lui una repulsione: mentre Diana e Adolfo si sentiano attirati l'un verso l'altra, appunto in forza della loro virtù, il marchese si sentiva ripugnante, alieno da Adolfo, inclinato ad allontanarsene: tutt'e due erano, ciascuno, all'opposto polo nel mondo morale.

Adolfo si era accorto della antipatia che ispirava al marchese, nè a Diana era sfuggita la ripugnanza di colui, che ella chiamava padre, verso il giovane che essa amava con tutte le forze dell'anima sua.

Però tenevano nascosto più che poteano il loro amore, ma già molti e molte se ne occupavano.

Quando entrò nel salotto della principessa e vide Adolfo in intimo colloquio con essa: le poltrone su cui eran seduti quasi si toccavano: Diana impallidì.