La principessa era di quelle donne che ispirano sempre alle altre una forte gelosia. Le donne, che sanno sì ben giudicare quali sieno i più irresistibili mezzi di seduzione, li riconoscono subito in chi li possiede.
Al rumore che fece Diana entrando, poichè il servitore L'avea accompagnata fin nell'attiguo salotto, aprendo l'uscio, e ciò avrebbe dovuto assicurarla sull'indole del colloquio fra Adolfo e la principessa, Enrica si voltò; e veduta Diana, dette in una risata argentina.
S'alzò di scatto per correrle incontro. Voleva dirle, come sempre, alcune di quelle parole con cui solea vezzeggiarla: angiolo mio; mia bellezza, figliuolina cara…. arrivava sino a chiamarla così, inconsapevole; ma si ritrasse subito al veder Diana sì pallida e sì vacillante.
Anche Adolfo si era subito alzato.
Diana, ritta in mezzo alla stanza, li guardava: un po' come si guardan due esseri di cui si ha paura, mentre pur si amano e se ne vogliono scrutare i veri intendimenti: un po' come un giudice, che esamina due, reputati colpevoli.
La principessa non sapea spiegarsi il terrore che si andava dipingendo sul volto di Diana: vedeva che ella era in preda a una grande sofferenza.
—Ma che hai?… che hai?…—le domandò correndole incontro, e cuoprendola di baci.
Diana avea scorto su un tavolino una lettera, il cui indirizzo alla principessa era scritto da Adolfo.
Essi erano, dunque, in corrispondenza fra loro?
Nella sua passione, quasi infantile, poichè Diana varcava di poco i sedici anni, essa, appoggiando la testa al seno della principessa, dette in uno scoppio di pianto.