Per la prima volta, il Venosa, guardando le due teste di Enrica e di Diana, l'una sì presso all'altra, fu colpito dalla grande somiglianza di tratti eh'era in esse.
—Si direbbero due sorelle!—pensava fra sè: poichè la principessa si manteneva sì giovane, per la naturale freschezza, per l'arte che certe donne belle hanno di conservar que' tesori che le rendon sì care.
A poco a poco, Diana si rinfrancò.
Era in lei nato un disegno: non volea che i due, lì presenti, e che ella tanto amava, subodorassero il motivo del suo conturbamento: era meglio si porgesse loro con volto sereno: così avrebbe il destro di sorvegliarli tranquillamente.
—Non so,—rispose a una domanda della principessa,—mi ha colto a un tratto questo malessere: nè riesco a spiegarmene neppur io la cagione…. ma ora sto bene.
E si gettò al collo della principessa per darle i due baci, che le dava, e ne riceveva, di solito, ogni volta che s'incontravano.
Era la prima simulazione, che essa commetteva, la prima volta che fingeva, dacchè era nata. Ma nelle donne anche più candide è sempre latente, sempre facile a prorompere il potere di simulare.
È la grandissima forza del sesso, che non accadrebbe di chiamar debole, secondo alcuni, eziandio se pur non avesse altra arma a nuocere, che questa terribile del mentire, ond'è formidabile.
Dopo ch'ebber fatto altri commenti sull'accaduto, intavolarono una briosa conversazione.
La principessa si rallegrava tutte le volte che vedea la sua giovane amica.