—Ciccillo Jannacone!

La principessa si alzò. Niuno potè veder in quell'istante la fisonomia di lei.

Con un tono di voce, che si sforzava render sicuro, disse:

—Non voglio che tu ti spaventi, Diana, coi ragguagli di questa storia…. Poco fa eri già tanto abbattuta!… Vado a finir di parlare con l'intendente in un altro salotto…. Voi, Venosa, tenete a Diana un po' di compagnia….

Mentre la principessa si alzava, era giunto nel salotto attiguo il marchese di Trapani, che veniva a riprendere la figliuola.

S'incontrò con Enrica e la salutò appena, inchinandosi: già avea saputo dal maggiordomo che la principessa in quel momento dovea aver ricevuto una tristissima notizia: ed egli mostrava non volerla disturbare.

La principessa rispose al saluto cerimonioso con un cenno che significava quanto ella fosse angustiata.

—Povera principessa!—esclamò il marchese, entrato nel salotto ove
Diana e il Venosa eran rimasti soli appena un secondo.

—Sì, povera Enrica! ella deve aver ricevuto un bel colpo da questo fatto…. L'ho capito al tono della sua voce,—rispose Diana.

I servitori entravano coi lumi.