—Ma che contegno tenne il giovane accusato durante il processo?—domandò Diana trepidante e che, nel suo carattere, si commovea, come sempre, per ogni motivo generoso.
—Un contegno nobilissimo,—rispose l'amante di Diana,—a quanto diceva mio padre: evitò di scolparsi: cercò ogni modo di aggravare la sua posizione: pareva dicesse: sbrigatevi a condannarmi, ho fretta di uscire dalla tortura delle vostre domande per timore che mi sfugga una parola compromettente…. Compromettente per chi? Questo, diceva mio padre, era il segreto del suo riserbo; e mio padre aggiungeva che tutto il mistero di tal affare dovea essere in mano d'una donna.
—Ma la testimonianza della principessa?—osservò il marchese.
—Oh…—rispose il Venosa, agitando in aria un braccio,—mio padre si meravigliò sempre, e lo disse nei crocchi, che i giudici annettessero tanta importanza a una tale deposizione… si tratta, egli diceva, di una fanciulla, paurosa, che ha veduto un uomo cadere nel precipizio… I ragguagli, da lei dati, sono molto incompiuti…. Nella età, nella condizione di salute in cui era, può darsi ella abbia asserito di aver veduto ciò che non ha mai veduto, ciò che forse le è apparso, come un'illusione destata dall'eccitamento de' suoi nervi…. Mio padre avea studiato legge, e profondamente, nella sua gioventù: che questo Jannacone fosse innocente, era una sua idea fissa.
Poco prima di morire mi disse di nuovo:
—Quel giovinetto era soldato, e valoroso…. Egli ha taciuto, si è immolato per una donna…. Tu devi cercare questa donna, che è forse fra le tue conoscenze: impadronirti del suo segreto: costringerla a far rendere la libertà, l'onore a un innocente. Ah fossi stato io giovane come te: sarei riuscito: e già sento che ero vicino a riuscirvi…. Però non posso dirti altro….
Tale fu l'ultimo colloquio che ebbi con mio padre su questo argomento.
Cercare la donna—ecco il punto ove dovea volger le mire—la donna che avea spinto quel giovane innocente nel carcere per tutta la vita.
—Non avrei creduto mai che Giacinto potesse nutrir tali fantasie!—esclamò il marchese, in tono di compassione.
—Io,—rispose Adolfo,—che ebbi per mio padre l'affetto più sviscerato, e ne venero la memoria, non potei partecipar mai sinceramente a queste sue convinzioni…. Mi mancò sin ora l'animo, e forse il tempo, per i miei studii, di farmi nella società l'avvocato dell'assassino di mio cugino….