—Non voglio esser sola nel far un'opera buona: voi mi aiuterete a compiere ciò che vostro padre desiderava: a provare, se è possibile, l'innocenza di Roberto Jannacone…. Mi sembra quasi appartenere alla sua famiglia, aver un dovere di amarlo, di proteggerlo, dopo ciò che ho udito di lui….

—Diana! Diana!—interruppe il marchese,—tu non conosci misura: ti esalti per il più strano motivo…. Il nostro modo di sentire è sempre così diverso!

La fanciulla, senza badare a quella interruzione, e come seguendo sempre un suo pensiero, continuò:

—E troveremo la donna, se c'è, che ha cagionato la rovina di questi disgraziati….

In quel punto entrò la principessa.

Il Venosa si alzò per andarle incontro, e metter fine alla importuna conversazione.

Egli aveva per la principessa una devozione senza pari, e tutto avrebbe fatto pur di risparmiarle un disturbo.

Ma Diana, che non conosceva malizie, avvicinandosi alla principessa:—Qui si parlava,—le disse,—del caso di quel pover uomo che s'è impiccato la notte scorsa, e della prigionia del suo figliuolo…. Non te l'avrai per male? Io mi voglio accingere a provare, se è possibile, l'innocenza di quel prigioniero; a metter in chiaro che tutti i guai avvenuti, e di cui tu pur soffri stasera, si debbono all'influsso di una creatura malvagia, che scopriremo…. Vuoi anche tu aiutarmi a scoprirla?

—Ben volentieri!—rispose la principessa; col suo più maligno sorriso.

—C'è chi crede,—insistè Diana con la crudeltà della inesperienza,—che tu stessa nelle tue testimonianze ti sia lasciata ispirare da allucinazioni, e tu abbia detto quello che la paura ti faceva vedere anzi che quello che tu avevi veduto; se pure eri in condizione di poter ben vedere i ragguagli d'una tale scena.