Arrivarono gl'invitati; nessuno di loro sapeva nulla del tristissimo fatto avvenuto a Mondrone. La principessa li accolse tutti con la solita affabilità.

Finito il pranzo, addusse in iscusa che era indisposta e si ritirò subito nelle sue stanze.

Il conte Guicciardi, il giovane magistrato, a cui aveva scritto, le veniva a far visita, in ora assai tarda.

Egli la studiava!

L'allegra parente del marchese di Trapani, che, di solito, accompagnava Diana, giunse a prenderla a casa della principessa nel punto in cui la fanciulla ne usciva, insieme col Venosa e col marchese Piero.

—Arrivate sempre tardi!—le disse il marchese.

—Oh se sapeste,—rispose,—quante cose ho fatto in questo tempo.—E ne avea fatte davvero.

Il marchese sorrideva: si compiaceva di quella corruzione, poichè immaginava qualche galante scappatella della cugina.

—La vostra pettinatura,—le disse,—è molto disfatta!

E, a un'indicazione del marchese; gli protendeva il suo collo grasso e bianco, e che era stato in altri tempi bellissimo, affinchè egli vi accomodasse alcuni riccioli.