Domenico avea attaccato una delle carrozze di cui si serviva Enrica: e dentro vi avea accomodato un oggetto recato con pena e con ogni cura fra le sue braccia: oggetto che dovea essere molto prezioso, poichè, innanzi di deporlo nella carrozza, avea guardato più volte a destra e a sinistra: e avea chiuso la carrozza ermeticamente da tutti i lati, dopo aver tirato giù le tendine azzurre sui vetri.

Incominciava a cadere il crepuscolo, allorchè Domenico, salito a cassetta, con piglio assai vivace, aveva sferzato i cavalli, che s'impennavano.

Subito uscì, di dietro a un gruppo d'alberi, Cristina, sempre più pallida e più contraffatta.

—Guarda,—gli disse,—beone, di non fermarti a nessuna osteria…. E attento a non parlare a nessuno…. È il segreto di una povera donna…. Se tu cianciassi… sarebbe licenziata….

Aprì una cassetta, ben salda, che era sul dinanzi della carrozza, e mostrò a Domenico un sacchetto pieno di ducati.

—Questo per la donna….

—Ho capito!—ribattè Domenico con sufficienza. E i cavalli partirono.

—Il segreto di una persona di servizio!—pensava Domenico,—come se io non sapessi i segreti de' gran signori….

E continuava, con le guide in mano, a stringer le labbra, ad alzar le spalle, a far gesti, come per assicurarsi che il segreto sarebbe morto con lui!

Il duca, intanto, parlava col conte di Squirace.