Il conte non cavava gli occhi di dosso ad Enrica. Essa gli piaceva: aveva cercato più volte vederla durante l'assenza del padre, ma indarno.
Le aveva scritto: ne avea ricevuto ripulse: le si era mostrato, quando frequentava la casa di lei, appassionatissimo: ella gli aveva risposto con indifferenza e quasi con oltraggio.
Gli sembrava che ora, invece, l'incoraggiasse.
Le parole da lei indirizzategli non erano improntate della solita asprezza.
Il conte si permise far rilevare al duca che la bellezza della sua figliuola andava sempre crescendo: che, anche in quel punto, benchè malazzata, non perdea della sua gran venustà.
—Essa ha un fascino strano,—diceva il conte al suo provetto amico.—Non credo ci sia oggi in Napoli un'altra bellezza più singolare, e che commuova, al primo riguardarla, più della bellezza di lei…. Qual trionfo l'aspetta nel nostro gran mondo… alla Corte….
—Oh, io non mi curo,—rispose il duca,—di queste frivolezze…. E non credo neppure che Enrica se ne curi…. Essa è un po' altera, ma non ambiziosa: almeno se io ben la conosco…. Or è un anno, il giovane principe m'ha parlato di lei…. La lodava quasi con entusiasmo dinanzi alla regina madre: ma ciò era un semplice pretesto—per far arrabbiare la nuova favorita di allora, che assisteva al colloquio, la principessa di Sarno….
—La mia, tutt'altro che venerata cugina….
—Ma resterete qui con noi almeno fino a domani,—interruppe il duca, distratto dalle persone, che ogni tanto gli s'avvicinavano, gli facevano festa con gli sguardi, coi sorrisi, o aspettavano da lui una parola.—Restate: stasera a cena dobbiamo essere una ventina…. Ho fatto apprestare tutte le camere nelle due villette, che servono per gli ospiti, affinchè essi possano avere la massima libertà. Vedete, in fondo al giardino… là….
Vi si arrivava dalla via principale per una serra, piena di palme, di orchidee, di nepenti….