Si hanno molti esempii della tenacia che prendono certe idee nella mente di un prigioniero.

Trascorsero gli anni monotoni: a ogni suo nuovo tentativo di osservazione, Roberto vedea nuovi ostacoli. Per tutto mura altissime, porte di ferro, raddoppiate da grossi cancelli, e per tutto a ogni porta, a ogni scala, quasi sotto ogni finestra, sentinelle.

La fuga non era da tentarsi, se non di notte, e Roberto avea un giorno avuto in mano il ruolo delle sentinelle, che la notte circondavano l'edificio: avea veduto su la pianta, annessa, come eran disposte:—una sentinella, a ogni quindici passi.

Come tentare una fuga?

E pure, egli si diceva, deve esser possibile, e sarà.

Gli avevano impedito qualsiasi corrispondenza: un arbitrio, che i nemici di Roberto avean saputo giustificare. Da anni, egli non avea più notizia neppure del suo vecchio padre.

Eravi nel mezzo all'edificio della prigione uno stupendo cortile, di architettura antichissima: e spesso, di sera, in estate vi si raccoglieva la famigliuola del soprintendente: cioè la moglie di lui, e due bambini.

Da un lato del cortile, sotto un bell'arco, con la fronte ricoperta di marmi, v'era un pozzo, stretto, ma di una straordinaria profondità.

Non se ne adoperavano le acque perchè, fatto o leggenda che fosse, anni prima vi s'era gettato un prigioniero e riusciva vano ogni sforzo per ripescarlo.

Si diceva, e vi credevano tutti, che il cadavere si fosse lì decomposto.