Vi era sovra il pozzo una gran carrucola e intorno ad essa scorreva una fune, all'un de' capi della quale era legata una grossa pietra, che serviva di sonda: e la gettavan nel pozzo per misurarne la profondità e sostenevano che, fosse pur lunga la fune, non si poteva trovare: che, calata la pietra alcuni metri nell'acqua, era respinta in su (si diceva) chi sa da qual forza: e, a proposito di quel pozzo, si spargevano terrori, superstizioni, che si radicavano sempre più tra i prigionieri e i loro custodi. Roberto, affacciatosi un giorno a questo pozzo, si era accorto come a un certo punto, si apriva in esso uno spiraglio, che mandava alcuni bagliori di luce.
Donde quella misteriosa luce veniva?
Roberto pensò che forse lo spiraglio dava in una grotta, verso i campi, sull'aperta campagna; o immettesse in una di quelle capricciose anfrattuosità, specie di corridoi, che si trovan talvolta ai piedi di certi monti.
Non ebbe più requie. Poteva esser quella la via della sua salvezza.
Un giorno d'estate, mentre tutti dormivano, salvo le guardie poste a' lor luoghi, e non era probabile che altri passasse dal cortile, egli preparato, come se dovesse fuggire, si avvicinò al pozzo, tutto palpitante.
Scavalcò l'orlo: guardò con la sua vista acuta, dopo che si fu un po' calato, per abituarsi all'oscurità, e vide che le mura del pozzo eran tutte a bozze, e quasi a scaglioni, a qualche braccio dall'orlo.
Avea preso in mano l'estremità della fune, dal lato opposto a quello ove era legata la pietra e scese giù, con molta cautela, tenendosi sempre alle mura.
Arrivò, a, poco, a poco, e assai facilmente, allo spiraglio di luce, che avea scorto le tante volte, dall'orlo. La luce veniva da una buca, che dall'alto parea uno spiraglio ma larga a segno che Roberto capì di potervi passare.
In fatti, v'entrò: e vide subito di là da essa una grande estensione di macerie.
Andò carponi per uno stretto, lungo corridore e arrivò finalmente ad una inferriata, formata da quattro file di grossissime sbarre.