Roberto vi si arrampicò: da' piccoli interstizii, che esse lasciavano, si scorgea il verde della campagna.

Ma subito Roberto udì il passo cadenzato di una sentinella: la sentinella, anzi, si fermò dinanzi alla inferriata e mise a terra il fucile.

Di lì a poco sopravvenne un'altra sentinella. E, per un pezzo, Roberto stette in ascolto: e si convinse che due sentinelle andavano e venivano l'una da un lato, l'altra dall'altro lato della inferriata, facendo una ventina di passi in distanza e poi tornando sul loro cammino.

Tentare una fuga da quella parte era, dunque, impossibile.

Roberto risalì il pozzo, lentamente, ma ormai ne conosceva tutte le anfrattuosità, le buche, le pietre in rilievo sulle quali si poteva mettere il piede con sicurezza.

E tornò subito al suo ufficio, temendo qualcuno cercasse di lui.

La sua gita sotterranea era durata ben due ore.

Da secoli, nessuno era entrato in quel pozzo: ed egli era forse il primo che avesse avuto il coraggio di calarvisi, coraggio che rendevano in lui più ammirevole le tante leggende e superstizioni, di cui avea rintronate le orecchie, dacchè era nella prigione.

Se i suoi compagni di cattività avesser saputo del suo ardire, egli sarebbe per essi diventato oggetto di stupore.

E vedremo quanto i pregiudizi circa quel pozzo fossero radicati:—come il nostro eroe dovea ritrar giovamento dalla misteriosa sua visita.