Le sentinelle avean creduto a uno spettro.
Avean chiamato i loro compagni, per raccapriccio di trovarsi sole.
Ma accorsi tutti, e coi lumi, videro davvero un uomo che scavalcava l'orlo del pozzo e poneva in terra un bambino.
—Il numero Trentanove!—esclamò il graduato, che comandava il picchetto.—Sei tu?
Non era ancora ben persuaso della realtà: e non osava avvicinarsi.
La superstizione, tra quei popoli, era allora fortissima: e non v'era cosa, in fatto di spettri, apparizioni, che non fosse agevole il dar loro ad intendere. E anch'oggi, l'istruzione o lo scetticismo, non hanno ancor potuto spegnere nelle menti questa vaghezza di correr sì di leggieri al soprannaturale.
—Sono io, sono io!—rispose Roberto.
Io breve, accorsero tutti.
Roberto era riguardato come un oggetto di meraviglia; lo palpavano, lo interrogavano per accertarsi che fosse lui: circondavano il fanciullo, che li guardava esterrefatto.
I medici non vollero che il fanciullo fosse subito mostrato a' genitori. Una gioia sì improvvisa, nello stato d'animo in cui si trovavano, poteva ucciderli.