Roberto mise subito da parte questa idea; che, nel caso di una fuga, avrebbe dovuto procurarsi un paio d'occhiali per non essere ravvisato.

—Beviamo, già che ci siamo incontrati…. Mi hai dato tu tante volte da bere…. Beviamo e ricordiamo i tempi passati.

—Ma tu mi credi reo?… Vuoi bere con un assassino?

—Io credo che sia un'ingiustizia l'aver condannato a una pena sì lunga un uomo ammodo, che avea fatto fare un tuffo a uno zerbinotto insolente….

Roberto capì che anche Domenico lo teneva per reo.

Gli sembrò inutile confutarlo: il tempo stringeva: e voleva muovergli qualche altra domanda.

Fece sembiante di bere il bicchierino d'acquavite, offertogli da Domenico, ma, veramente, costui tracannò, un dopo l'altro, i due bicchierini, che avea posto sulla tavola.

—Come mai ti trovi, qui, in Calabria?

—Licenziato dal servizio del duca di Mondrone, venni qui per consiglio di Cristina, la cameriera della duchessa Enrica…. Aveva mutato tanti padroni: si sparlava di me…. gl'invidiosi, per screditarmi, han sempre mormorato ch'io sono un bevitore…. e Cristina mi diceva: è meglio che tu ti allontani. Aveva ragione. Qui in Calabria mi accadde il solito. Mutai, in varii anni, parecchi padroni; e, a poco a poco, sono arrivato qui….

Si versò un altro bicchierino.