—Sì, una figlia…. sedici anni fa!
—Che dici?—esclamò Roberto, stringendo convulsivamente un braccio a
Domenico.
Egli ebbe paura, e fu per gridare.
Ma Roberto si rimise subito: e Domenico, imbroncito, senza proferir sillaba, si dette a raccoglier le bottiglie, i bicchieri nel suo paniere, risoluto a partire.
—Te ne supplico,—continuò Roberto, inginocchiandosi dinanzi a lui.—Tu vedi ch'io soffro; non mi lasciare così!
Roberto era pallidissimo; grosse goccie di sudore gli cadeano dalle tempie; le sue labbra, divenute sbiancate, tremavano in una contrazione, suscitata da vivo spasimo.
L'altro, ubriaco, s'inteneriva; e, vanarello com'era, s'inorgogliva di vedersi supplicato.
E poi credeva Roberto fosse l'unico essere, a cui egli potesse dir tutto, senza alcuna conseguenza.
—Sedici anni or sono—egli disse, alzando Roberto fra le sue braccia e spingendolo di nuovo verso il letto ov'egli si era subito appoggiato—proprio il giorno in cui si dovea festeggiare il ritorno del duca di Mondrone, Cristina mi disse…. Io adoravo Cristina…. Mi aveva concesso i suoi favori…. e non era donna facile….
Nella sua ansietà, Roberto non potè trattenere un impercettibile sorriso.