—Era una bambina?—domandò Roberto, con accento di tenerezza ineffabile.
—Debbo dire che Cristina mi aveva raccomandato di non fermarmi ad osterie…. Mi fermai ad alcune osterie: ciò non potea far alcun male alla bambina. La carrozza era ben chiusa…. Quando la riaprii, per veder come stesse, la trovai morta!
—Oh, tu sia ringraziato!—esclamò Roberto, gettando le braccia al collo di Domenico.
—Ringraziato di che?—pensò Domenico.—È costui pazzo? Mi ringrazia perchè gli dico che è morta una bambina?
—E tu, naturalmente, raccontasti a Cristina che la bambina era morta?—domandò lentamente Roberto.
—Sicuro!—riprese l'altro senza esitare.
E, ripreso in mano il suo paniere:
—Fra due o tre giorni—disse—tornerò a farvi visita…. Il regolamento non permette l'acquavite ai prigionieri, se non due volte la settimana e in certa misura…. Voi,—soggiuse ridendo, e guardava le bottiglie,—oggi l'avete sorpassata!
—Addio, buon Domenico!—rispose Roberto, sorridendo forzatamente. E, rimasto solo nella stanza, si dette a saltare, a batter le mani, a divincolarsi come un ossesso. Dacchè era al mondo, non avea mai provato simile gioia. Sapeva di aver una figlia, sapeva ove essa era, chi gliel'aveva rubata: ne sapeva ben più di Cristina, di Domenico, della principessa.
Il lettore rammenterà che un uomo stava nascosto tra le rovine del casolare ove Marco Alboni, altrimenti detto Jacopo Scovatto, si era fermato a parlare col marchese di Trapani del ratto d'una bambina.