Non poteva desiderare d'aver indizi maggiori.

Già avea conosciuto a Mondrone il marchese: sapea dove abitava: sarebbe andato dritto in Napoli alla sua dimora.

Ma come farsi riconoscere a sua figlia?

E le avrebbe disvelato chi era sua madre?

Ah, se Roberto avesse saputo l'intimità che correva fra Diana e la principessa, senza che nè l'una nè l'altra potessero immaginare come le unisse un vincolo più stretto di quella loro profonda, scambievole simpatia che, secondo vedremo, per parte della principessa dovea mutarsi in odio furibondo!

Roberto tornava sempre più fervido al pensiero della fuga. Comprendea d'avervi troppo facilmente rinunziato. Ma la promessa da lui fatta all'altro prigioniero? Dovea esser mantenuta: Roberto non era uomo da mancar alla parola data a un infelice.

Bisognava compor le cose in modo che la fuga fosse possibile ad entrambi. In tal guisa, nè ciò cadeva dall'animo di Roberto, aumentavano i pericoli dell'impresa, si facevano quasi insormontabili; e ciò nel punto in cui la fuga era divenuta più necessaria, più ardentemente desiderabile.

S'illudeva che tutto sarebbe ben riuscito; che la buona azione da lui compiuta avrebbe avuta la sua ricompensa.

Con l'altro prigioniero eran rimasti d'accordo che egli tornasse da lui la prima notte in cui facesse molto scuro e vi fosse almeno un po' di burrasca.

Per ben due notti aspettarono, ansiosamente.