Il cielo era minaccioso, ma non scoppiava il temporale.

Roberto era tornato al suo ufficio: il soprintendente gli volea maggior bene, dopo aver ricevuto la notizia del modo ond'era morto il padre di lui.

S'era sempre più convinto che Roberto fosse nato in mal punto, ingiustamente perseguitato dalla fortuna.

In que' giorni gli avea ripetuto:

—Caro Roberto, io e la mia famiglia vi siamo affezionati, come se voi foste uno de' nostri; il mio desiderio più vivo è sempre lo stesso; poter rendervi il contraccambio dell'immenso beneficio da voi ricevuto.

L'indugio al fuggire dava a Roberto molta impazienza, ma comprendeva che non sarebbero state mai troppe le cautele nell'effettuale il suo atto.

La terza notte imperversò la burrasca.

Roberto fece tutti i suoi preparativi: ogni tanto gli sgorgavano dagli occhi lacrime di commozione.

Era giunto il momento, che, per sì lunghi anni, aveva agognato.

Sentì un rumore nel punto della muraglia ove le pietre erano già smosse, e pochi istanti appresso comparve lo scarno, scarmigliato prigioniero.