—Vi dovrò la vita!—disse, appena entrato inginocchioni nella prigione. E protendeva le braccia verso Roberto.

—Alzatevi!—egli disse.—Vi sentite abbastanza forte?

—Oh, sento un'energia, che mi renderebbe capace delle più grandi azioni.

Il momento era solenne. Roberto non proferì più parola e stette in ascolto. La pioggia scrosciava al di fuori. Di tratto in tratto un baleno rischiarava la prigione ove Roberto avea spento il lumicino abbacinato di cui s'era servito fin allora.

—Devono mancare pochi secondi allo scocco dell'ora!—mormorò Roberto al compagno.

Aveva già staccato la sbarra dall'inferriata.

L'orologio suonò, a un tratto, i suoi rintocchi.

—Presto, tocca a voi…. La sentinella a quest'ora si deve essere allontanata.

L'ingegnere Amoretti avea già scavalcato la finestra e afferrata la scala.

—E ora a me!—disse Roberto.