Ma era senza esperienza della vita: non atto a sbrogliar le fila di un intrigo sociale; lento nel conoscere gli uomini: difficile a supporre il male. Non avea ancora sofferto: non avea mai amato, salvo Diana: e forse l'affetto che nutriva per lei non avea tutto l'ardore, tutto lo slancio di una prima passione.
Per esempio, egli non se n'era mai domandato la ragione: ma al cospetto della principessa tremava, e poteva vedere Diana più volte il giorno, senza sentirsi men tranquillo dell'usato.
Invece l'incontrarsi con la principessa all'improvviso, lo scorgerla avvicinarsi a lui ove non pensava si potesse trovare, l'udirne proferire il nome, bastava a farlo arrossire, ad affrettare i palpiti del suo cuore.
E alla principessa non avea mai fatto, come a Diana, dichiarazioni di amore; essa, senza ch'egli il sapesse, lo avvinghiava ne' suoi lacci, lo tenea schiavo della sua bellezza sovrana, infiammava i suoi sensi, come a cent'altri, senza ch'egli ne avesse coscienza.
La principessa lo giudicava per un inesperto: e si pigliava giuoco di lui, si divertiva a inebriarlo de' suoi filtri, a esercitare anche su lui quella tirannia della carne, a cui sapeva dover soggiacere ogni uomo che la vedesse, o ch'ella volesse torturare.
Però, sempre, avea quella vaghezza di mostrare in pubblico ora il suo seno, ora le sue spalle, ora le sue braccia, ora perfino, con studiato pretesto, una parte della sua gamba. Una sera, per recarsi col principe ad un ballo, dato in Napoli dall'ambasciatore inglese, ella si era acconciata da Ninfa. Molti fiori su la testa: una ghirlanda di fiori, a tracolla, che le ricingeva per sghimbescio tutto il suo bel corpo: alcuni tralci di edera soltanto le coprivano il seno, la cui robusta bellezza attirava ogni sguardo: e quel seno procace, palpitante, era toccato da una morbidissima pelle di tigre, che parea carezzarlo e ne facea risaltare la bianchezza. Questa pelle di tigre era cinta alla vita: e su la spalla destra era fermata da tralci di bellissime rose artificiali. La pelle della tigre scendeva poi sin oltre il ginocchio e copriva la gamba destra fin quasi al coturno che essa calzava; la gamba sinistra rimaneva quasi scoperta e si vedea la maglia, che ne disegnava le linee schiette e vigorose. Il principe, quando la vide in tale acconciatura, rimase estatico: essa era una stupenda baccante: poi si dette a gridare ch'egli non l'avrebbe accompagnata alla festa, in tal modo. Il dissidio domestico durò circa un'ora: la principessa usò di tutte le arti, di tutte le sue blandizie: il principe ora le facea una carezza, la baciava, ora la rimproverava: un istante si gettava a' suoi piedi, poi subito tornava di malumore: ci fu un punto in cui la principessa gli mormorò una parola: lo trasse a sè: e parve che egli, ad una condizione, le promettesse sottoporsi alla sua volontà. Cessarono di parlarsi: si udì nella stanza qualche sospiro: una cameriera, nella stanza vicina, non osava muoversi, ben accorta di quello che accadeva. Essa avea già udito la scena fra il principe e la moglie. E il principe ora, alzatosi, non volea più mantenere la sua parola. Ora non avea più dolcezze, neppure a intervalli; parlava reciso, imperioso.
—Ma non è bene,—gli replicava la principessa col suo piglio da cortigiana,—che tutti vedano come tu hai una moglie, la quale supera le mille e mille donne di Napoli nella bellezza delle forme?… Non ti piace d'essere invidiato?… Non accresce in te il desiderio di avermi, l'orgoglio ch'io sia tua, il vedere, l'udire uno spasimo, un mormorio d'ammirazione intorno a me?… Ah, per un uomo, il poter mostrare a tutti una donna come sono io!—ella diceva con la maggior sicumèra,—e potersi dire di certo: essa mi appartiene…. io sono il suo signore, il suo dominatore, posso farne, a mio grado, la serva, la schiava de' miei piaceri!… Poichè sono tua, tutta tua, senza resistenza, senza ch'io ti tolga una parte sola della mia bellezza…. Qui, nel silenzio delle nostre stanze, non ti dovrebbe essere una triplice voluttà il ritrovar libere, per te solo, le gioie che tutti t'invidiano?
E parlava, gesticolava com'una vera baccante.
—Non c'è uomo,—gli ripeteva,—che mi piaccia al pari di te…. Non ti potrò esser mai infedele! E poi il marito è il solo a cui una bella donna appartenga veramente…. Gli altri vivono di piccoli furti e hanno tutto a disagio.
—Cortigiana! cortigiana!—ripeteva il principe, e sorrideva, chè in quel tempo, dopo la loro terribile scena, da noi raccontata molti capitoli innanzi, pigliava tutto alla leggera, secondo il suo carattere.