—Quella Messalina è rovinata!

—Come?

—Il suo lusso, che ecclissa quello della sovrana, non è in relazione con la sua fortuna. Le sue prodigalità sono pazze…. la gente che la circonda e amministra i suoi beni, non ha idee pratiche, è nata per sterminar tutto; tale e quale come la signora, a cui serve…. V'ha di più: essa ha arrischiato somme fortissime in speculazioni…. Le ha dato credito l'influenza, che si supponeva ella esercitasse sul Re…. La magnifica tenuta di Mondrone è già tutta ipotecata…. e non basta a pagare i debiti della principessa. È sempre elegantissima, sempre allegra, continuano i suoi pranzi sfarzosissimi, le sue cene, i suoi splendidi ricevimenti, ma essa lotta fra immense strettezze. E pure è bello vedere una donna, nata per il piacere, una gran dama, combattere una sì gigantesca lotta finanziaria!… Ciò dà un'idea della fibra, della indomitezza di quella donna straordinaria…. Ma ci debbon esser momenti, allorchè nella solitudine si cava la maschera della socievolezza, di gran dama, in cui deve sentirsi ben stanca e sola! Mi fa meraviglia il pensare che una donna abbia potuto affrontare tutto ciò che essa ha affrontato…. Oh, se, invece d'averla nemica, l'avessimo avuta con noi! A che non saremmo arrivati?

—Io ho provato sempre un certo terrore dinanzi a quella donna,—disse il marchese.—Me la ricordo giovinetta: e già avea qualche cosa d'insolito, che colpiva: teneva in soggezione noi uomini già avanti in tutte le depravazioni, in tutti i segreti della vita!

Era vero: la principessa ormai si avvicinava alla più assoluta rovina: l'autore principale di questa catastrofe era il Weill-Myot. Egli aveva un disegno: vendicarsi dello sprezzo onde Enrica lo aveva umiliato, servendosi di lui come un semplice uomo d'affari, respingendo tutte le sue proteste d'amore.

Il banchiere era milionario. Avrebbe pagato a qualsiasi prezzo il gaudio di vendicarsi.

Già sappiamo delle somme vistose, che egli avea anticipato alla principessa per eccitarla allo spendere. Un impiegato della banca, che avea l'aspetto d'un diplomatico, avea rimesso, come ci è noto, tutto quell'oro alla principessa contro alcune cambiali, a breve scadenza, da lei firmate. Ella poteva firmare, poichè il marito le avea lasciato facoltà assoluta di amministrare, come credeva, il patrimonio lasciatole dal padre.

Lo stesso impiegato del Weill-Myot avea avuto incarico di allettare la principessa a certe speculazioni. Sulle prime il Weill-Myot facea rimettere alla principessa grossi lucri, qual frutto di certe operazioni; ma quando essa vi ebbe arrischiati grossi capitali si propalò che le speculazioni, in cui s'era avventurata, andavano fallite.

Grandissima potenza, il Weill-Myot cagionava quei disquilibri. Voleva che la principessa, ad ogni modo, rimanesse in sua balìa, per possederla forse, di sicuro per umiliarla e dispregiarla.

Intanto, mellifluamente, le veniva dicendo: