X.
Arrivarono alla villa, poichè ben potea chiamarsi così la dimora, assai signorile, di Cristina.
La principessa e Diana dovettero scendere dinanzi a un cancelletto e fare a piedi una stretta, ripida salita; che avea a' due lati siepi di rose e di melagrani, e che metteva alla villa.
Cristina fu subito avvisata dal bel guardacaccia dell'arrivo della principessa.
Andò a indossare un bell'abito di seta nera e tenne intanto la principessa ad aspettarla, come s'ella fosse un'altra signora.
Enrica avea riconosciuto il bel guardacaccia di Mondrone: e gli avea subito dato un'occhiata, che avea lasciato perplesso quell'uomo assai risoluto e assai vizioso. Ma la principessa avea posto nella sua occhiata, come sapeva, molte e varie espressioni: fra le altre avea saputo significarvi ch'ella ben si ricordava del modo ond'avea sorpreso Cristina e il guardacaccia in un salotto del castello. Perchè il guardacaccia si trovasse lì, dava ad intendere l'occhiata della principessa, non era un mistero per lei.
Intanto che la principessa aspettava, il guardacaccia le offriva di che refocillarsi.
La principessa era gaia: avea sempre il suo vigoroso appetito, e accettò. Le destava curiosità il veder come Cristina l'avrebbe trattata.
Cristina scese, dopo che il guardacaccia era già salito a concertarsi con lei, ed entrò, tutta sorridente, nella stanza ove erano Diana e la principessa.
Subito fu stupita, mettendo gli occhi su Diana, della grande somiglianza che era fra lei e la principessa. L'antica serva, dandosi tutte le arie e il sussiego di una gran dama, ringraziava le due signore dell'onore che le facevano: onore da lei immeritato: le pregava con ostentazione a scusare l'umiltà di quella povera casetta, ma ella avrebbe tutto messo in opera perchè rimanessero soddisfatte…. quanto si potea soddisfare da chi avea, come lei, sì pochi mezzi, a persone di sì alto affare. Sarebbe andata ella stessa a impartire gli ordini.