—Non m'irritare!…—disse la principessa, pallidissima, digrignando i denti. Poi, mutando stile:

—Se tornassimo amiche?

Credeva invescar l'altra. Ma Cristina era forse più trista e certo più astuta di lei.

—Ecco una prima concessione!—le disse.—Non vi trovereste umiliata d'esser chiamata amica da una vostra antica serva?

Poi gettò là alcune parole impertinenti e atte a turbar sempre più l'animo di Enrica.

—Lo so…. lo so…. che voi non cercate gli amici fra gente sì umile…. Il migliore vostro amico,—e sottolineava con malizia queste parole:—è il Re….

—Bocca di demonio!—disse la principessa irritatissima.

—A quando le ventimila lire, signora?—domandò Cristina, con le mani su le anche, un piede innanzi, e guardandola di sotto in su con aria spavalda.

—Se io andassi dal Re, gli provassi che voi siete la moglie di Roberto, che avete fatto morire la vostra bambina per allontanarla troppo presto da voi…. che avete accusato, denunziato, fatto imprigionare vostro marito….

—E se io ti uccidessi?—rispose la principessa, pallidissima, con una calma spaventosa.—Sai ch'io so preparare un agguato, sbarazzarmi di chi mi nuoce….