—E poi….—replicò Emilio,—ma non voglio spaventarvi, raccontandovi cose, che forse non sapete, e potrebbero rattristarvi.
—No, no, dite, dite….—incalzò Diana.
—E poi… ammazzò un signore…. il conte di Squirace, che si dicea dovesse sposare la principessa, gettandolo da un ponte altissimo, il ponte che avrete veduto, passeggiando pel parco, nel mare….
—Ma voi lo credete un assassino?…
—Se lo credo!…—esclamò Emilio, battendo una mano contro l'altra.—C'è chi lo vuol difendere, lo so: ma le belle parole sono inutili…. Bastava conoscere il conte di Squirace! Che volete che possano certi farfallini con uomini come Roberto, o come me! Gli stritoliamo fra le nostre braccia, a ogni nostro desiderio…. Roberto abusò della sua forza: chi sa…. non dico…. come l'altro l'avea fatto salire in furia.
Diana era rimasta molto pensosa.
Il linguaggio semplice, rude di quell'uomo la persuadeva più di tanti cavilli, di tanti discorsi contorti, studiati, reticenti, che avesse udito sin allora.
L'uno e l'altra continuavano, chinati, a cogliere i fiori.
Diana ripensava molto a quelle parole: il conte di Squirace, che si dicea dovesse sposare la principessa. La principessa poteva aver avuto qualche influsso su quel delitto? Volle tornare a sobillar Emilio.
—Mi avete detto,—ripigliò, a un tratto, alzando la testa,—che il conte di Squirace dovea sposare la principessa?