Niuno, da anni, le avea mai parlato con tanta franchezza, con più crudele giustezza dell'atrocissimo fatto. Che quella fanciulla candida, inesperta, stesse per riuscire a carpirle il suo gran segreto?

Un servitore entrò.

—Un uomo,—disse,—di aspetto molto grave, vestito di abiti che lo faceano somigliare ad un bandito, era stato due volte nella giornata a chiedere della principessa…. Non aveva voluto dire il suo nome…. La seconda volta avea affermato che non potea ritornare, poichè altri affari lo chiamavano altrove. Ma—avea concluso—mi rivedrete presto!

—E non rivelò quello che desiderava?

—Non volle dirlo ad ogni costo…. Era tutto avviluppato in un grande mantello…. avea la barba incolta…. una strana capigliatura…. il volto emaciato dalle sofferenze…. Desidera V. E.—proseguì il servitore, che dirigeva tutti gli altri servitori della casa,—io le dica ciò che ho pensato, riflettendo alla fisonomia di quell'uomo, alla premura ch'egli ha mostrato d'allontanarsi, al modo sospettoso onde si guardava attorno anche nella via?

—Ti sto a sentire!…

—Ho pensato che sia qualche prigioniero fuggito e che Roberto mandi a supplicare V. E. per lui….

Il servitore lasciò la porta della camera aperta come l'aveva trovata: e la principessa, che lo aveva incontrato quasi presso la porta, mentre stava per uscire, tornò nella camera e vi si trattenne ancora alcuni istanti.

—Possibile!—esclamava,—sia lui!… sia lui!…

Si rammentava in qual modo Cristina le aveva ricordato ch'egli potesse tornare a chiederle conto.