Ma, di nuovo, si fece animo, si riebbe: non voleva attristarsi per ombre, invano: aspettiamo,—ella si diceva,—e intanto godiamo.
Era sempre il solito stile!
XI.
Abbiamo interrotto il nostro racconto al punto, in cui i due prigionieri, avendo scavalcata la finestra, cominciando a effettuare la loro fuga, furono uditi quattro spari di fucile.
Il soprintendente del carcere accorreva, com'abbiam detto, a portar il decreto di grazia all'ingegnere Amoretti e avea tutto disposto per metterlo in libertà.
Gli spari de' fucili gli dettero un vero spavento: che era accaduto? Da anni non s'eran più uditi questi spari di notte; nessun prigioniero avea tentato di fuggire.
A un tratto, il soprintendente fu fermato da una guardia, che si precipitava verso di lui.
—Chi è morto?—domandò subito, vedendo la guardia esterrefatta.
—È morto il numero Trentanove!
Il soprintendente ricevette una tal ferita al cuore che poco mancò non stramazzasse in terra.