Nel separarsi, Enrica, si gettava al collo del giovane, e gli dava due baci sulla fronte.
Quella passione ruggì per oltre un mese.
Enrica era delirante.
I suoi sensi eccitati, la triste educazione, la malvagità precoce non davan luogo alla riflessione.
Un bel giorno con Roberto Jannacone si recarono dal parroco, un vecchissimo prete, stretto da' bisogni, sempre perplesso su ciò che dovea fare, timido, anzi pauroso, infermo, e gli dichiararono voler essere marito e moglie. Enrica presentava, come dono alla chiesa, molti ducati d'oro.
Il parroco, secondo l'uso de' tempi, previe certe formalità, univa in matrimonio segreto la duchessa Enrica e il figlio del contadino Ciccillo Jannacone.
Roberto fece subito a Enrica una promessa: rendersi degno di lei, prima che il loro matrimonio fosse palese; prima che essa ne parlasse al duca.
A Enrica tutto allora sembrava facile, anche il parlare a suo padre, appena fosse tornato.
Già apparivano le conseguenze della funesta passione, ch'ella non palesava ad alcuno, ma l'atterrivano.
Roberto si arruolava nella marina e partiva, tre settimane dopo il loro segreto matrimonio, per lunghi viaggi.