Cristina nulla seppe di questo matrimonio; combinato con ogni cautela, fra un prete debole e due giovani esaltati, e il cui atto rimase iscritto solennemente nell'archivio della parrocchia.
Enrica, per un pezzo, ricordò, con profonda commozione, la semplice scena di questo matrimonio: la chiesetta disadorna, il prete, tutto conturbato e pur compiacente, che mormorava con un peculiare accento le parole del rito; essa che stringeva convulsa la mano di Roberto.
E Roberto le metteva in dito un anello che ella stessa gli aveva dato.
Pochi giorni dopo la partenza del giovane, Enrica era tornata alla sua fierezza, al suo più schietto egoismo.
Provava un immenso, invincibil disgusto di ciò che avea fatto: inorridiva del legame, onde s'era unita a un uomo sì basso: arrivava persino, nell'orrore che le ispirava quanto era accaduto, ad augurarsi che a Roberto incontrasse qualche mala ventura: non tornasse più.
Nel giovane, invece, l'assenza raddoppiava, ingagliardiva l'amore.
Egli si faceva istruire da' suoi superiori: cercava prender in esempio i migliori: ne imitava i modi: affinava il suo parlare: imparava, in pochi mesi, a leggere e scrivere: il comandante della nave lo faceva suo segretario, lo prediligeva molto.
Nelle lunghe giornate di bonaccia, nelle notti tranquille, o fra lo scatenarsi delle tempeste, egli pensava sempre ad Enrica: a lei soleva riportare ogni sua azione: s'ispirava all'affezione per lei: sapea ripetersi quasi ogni parola che essa gli avea detto nella lunga loro dimestichezza: la rivedeva in tutti i suoi atteggiamenti capricciosi, in tutta la sua florida bellezza: l'amava, l'adorava, la vezzeggiava: la fantasia, come accade, gliela metteva innanzi più perfetta ch'ella non fosse.
Non potendo parlare ad altri, sempre pensava, sognava di Enrica. Aguzzava, affuocava ogni giorno la sua passione. Se un dubbio lo pungeva che altri potesse torgli la donna ch'egli amava, insidiargli il possesso di lei, quell'uomo robusto, indomito, di sbrigliate passioni, si sentiva rimescolare il sangue, gli pareva che una nube rossastra gli oscillasse dinanzi agli occhi, il cuore gli dava che sarebbe stato capace di tutto, anche di un delitto e di più che un delitto.
Ma quanta era la veemenza dell'amore da un lato, tanta era dall'altro la forza del disgusto.