Poi tornò a mettersi in piedi dinanzi alla principessa, e dominandola, divorandola con gli sguardi per non perdere alcuna mutazione del suo volto, mentre egli parlava, le disse:
—Non mi sono mai sentito così umile, così sventurato come oggi… debbo farvi una confessione… pur che tutto rimanga fra noi….
La principessa assentì.
—Io sono alla vigilia di un fallimento!
—Eh!—esclamò la principessa, scattando in piedi.—Non è vero!
—Una gran Casa di New-York, d'accordo con la più gran Casa di Parigi, ha giurato la mia rovina…. Mi combattono su tutti i mercati, anche qui. Da due mesi io combatto una guerra atroce: una guerra di milioni, intendete….
Non è a descrivere come rimanesse Enrica. Le sue speranze, le sue illusioni cadevano a una a una. Lasciò che il banchiere parlasse: essa lo ascoltava, guardando le punte de' suoi stivalini, che uscivano di sotto alla fimbria del suo abito: e, mentre nel cuore si rodeva, voleva aver sempre sembiante di spensierata.
—Oh, ma sessantamila lire sono un nulla per voi…. sempre: e anche per me, forse,—aggiunse negligentemente,—ma non in questo momento! Voi dovete trovarle!—concluse, tornando al suo fare imperioso, e riguardando, in tal punto, perfino il Weill-Myot, quest'uomo potentissimo, per ciò che ella solea riguardar tutti: suoi soggetti, o strumenti de' suoi piaceri.
—M'è impossibile, principessa!—rispose il Weill-Myot, in tuono che non ammetteva replica.
I begli occhi di lei si gonfiaron di lacrime.