—Inutili le vostre offerte,—rispose la principessa,—ho deliberato non comprar più gioielli: ne ho già troppi, e non so che farne….
—Tanto più,—disse il De Carlo,—che V. E. è di una bellezza sì grande che non ha bisogno d'adornamenti….
—E, in fatti, avrete veduto…. non porto mai gioielli….—disse la principessa, tutta sorridente.
Quell'elogio, così inatteso, dopo una giornata di torpore, di tristezza, l'avea scossa: avea stuzzicato il sentimento in lei più forte: la vanità, la supremazia dell'orgoglio. E, d'un tratto, come le accadeva, era tornata alla sua spensieratezza.
—Altre signore non portano più gioielli…. da qualche tempo, come V.
E…., sebbene non possano resistere al paragone di lei.
Abbiamo già visto, in altro punto del nostro racconto, che l'elogio alla sua bellezza, fosse pur grossolano, le venisse pur da persone umili, le riusciva gradito. S'inuzzoliva, quindi, sempre più.
—Vi sono, anzi, grandi dame…. anche a Napoli, le quali hanno venduto i loro gioielli, di nascosto alle famiglie, e li hanno sostituiti con pietre false, legate nel più puro oro….
La principessa ascoltava ansiosa.
—Ne conosco due che, a un tratto, si sono sbarazzate, di trecento, quattrocentomila franchi…. di diamanti….
—E chi sono?…