—Venderla…. ma a chi, Eccellenza?—riprese asciutto asciutto il gioielliere.
Enrica ricevette un colpo; subito però si riebbe; immaginò che il mercante non volesse darle tutta quella somma e avesse già la mira a cavare dalla collana il più vistoso guadagno.
—Non vi chiedo mica la somma a cui l'avete stimata….—rispose.
—Oh, io non acconsentirei di comprarla ad una somma minore…. Tengo alla mia delicatezza, Eccellenza: e ci tengo con tutti, ma sopra tutto con la principessa Enrica, a cui debbo tanto…. Vostra Eccellenza ha contribuito alla mia prosperità…. Ho detto: a chi venderla? perchè è difficile trovar subito una persona, che possa disporre d'una tal somma…. Io sono ora abbastanza, anche troppo fornito…. Però, diamanti di questa qualità potrebbero servire a una gran dama forestiera ch'io conosco per completare una sua acconciatura…. Ma essa non vorrà spender tanto….
—Pigliateli per meno, vi ho detto,—ribattè la principessa, che si era di nuovo seduta nella poltrona, e facea atto di avvilupparsi la magnifica veste attorno il suo bel corpo.
—Ma, Eccellenza, io non voglio esser lo strumento di un'usura, o di un affare che ne abbia le apparenze…. Prendiamo questo piccolo diadema: questo braccialetto.
—Aspettate, vi dirò io quanto valgono: di cotesti ho trovato una quietanza!
Sì alzò di nuovo e corse nella sua camera.
Il De Carlo la sentiva frugar febbrilmente in certi cassetti: poi ella tornò, tenendo in mano un'antica fattura scritta su carta ingiallita dal tempo.
—Eccovi…. venti…. trentacinque…. quarantaseimila….