—Va bene; e oggi valgono qualche cosa di più…. V. E. vuole disfarsene?

—Vi ho detto di sì; però vorrei serbare la montatura e mettervi altri diamanti…. falsi.

—Sta bene…. E io posso dar subito a V. E. lire centomila….

—Ah?—domandò Enrica, che si sentiva tolto un gran peso.—Ma voi mi date troppo…. Io voglio che abbiate un guadagno, per parte mia, di cinque, sei mila lire….

Il gioielliere aveva già pronta la moneta francese, datagli dal Weill-Myot, e metteva su la tavola, a uno a uno, i fogli da mille lire che aveva in mano.

Enrica respinse la somma, che aveva accennato, verso il gioielliere; ma egli la raccolse, con molta dignità, e la pose di nuovo innanzi alla principessa.

—Io sono qui,—disse,—come un servitore devoto di V. E., ben lieto di mostrarle la mia servitù, e tanto soddisfatto di questo che e non potrei cercare un'altra rimunerazione…. Poi, il mio affare, da onest'uomo, è già compiuto, con il prezzo offerto….

—Ma, allora, vendetemi questa statuetta, che avevate portato a farmi vedere,—disse la principessa, che non potea rattenere la sua folle prodigalità, che volea pagare tutti coloro che la servivano, secondando i suoi piaceri, nè le sembrava averli pagati mai troppo, pur che rispondessero al fine.

Il gioielliere prese in mano la statuetta e la pose di nuovo sott'occhio alla principessa.

—E quanto costa?—-domandò Enrica.