—Seimila lire!—rispose impavido il gioielliere.
Essa gli spinse di nuovo innanzi tal somma.
Il gioielliere la pose accuratamente nel portafogli, e la principessa quindi lo accommiatò con la solita alterigia.
—Se V. E.—disse il furbo vecchietto con un sorriso maligno,—avesse qualche altra volta bisogno di me…. può contare su la mia discrezione, sul mio segreto.
E s'inchinava, salutava profondamente.
La principessa non gli rispose: innanzi ch'egli le avesse volto le spalle, essa era di già nella sua camera.
Con quel denaro in mano giubilava: le strettezze in cui si trovava da qualche tempo le riuscivano spinosissime, poichè non v'era abituata, nè avrebbe mai pensato di abituarvisi.
Toccando quel denaro, e guardandosi innanzi a uno specchio, come soleva, le venne pensato che essa ormai era ridotta una mendicante, una cortigiana, che ricorreva ad espedienti per soddisfarsi.
Su le prime fu urtata da tale idea: poi, siccome la corruzione la dominava, se non vi si compiacque, vi si adattò con un sorriso. Pensava:—domani verrà Cristina: e voglio mi si umilii come un tempo: qui ci ho denaro da comprarla: questo può appagare la sua avarizia!
La sera dopo, mentre la principessa aspettava il pranzo, giungeva
Cristina.