All'annunzio della sua visita, la principessa si ritirò nella sua camera.

—Vieni, vieni!—disse a Cristina.

Le contò, dopo alcuni istanti, la somma che essa aspettava.

—Ecco assicurato il viaggio col mio guardacaccia: e voi lo pagate!—disse Cristina con un sorriso tra fiero e sensuale e in atto di sfida.

La principessa accostò le sue labbra alla larga bocca di Cristina.

—Se fossimo amiche come un tempo!…—le mormorò perfidamente.—Oh,—esclamò la principessa, a un tratto, come se inciampasse: e abbassò gli occhi. Cristina vide sul tappeto una bella giarrettiera dorata.

—Mi è caduta ora,—disse la principessa, e si pose a sedere in un divano, alzando un po' la ricca veste rosea, come per intimare a Cristina che la servisse, secondo era un tempo suo dovere.

Cristina, quasi non sapesse ciò che faceva, o vinta da un'abitudine più forte di lei, raccolse la giarrettiera e si pose in ginocchio dinanzi alla principessa per ricingergliela.

O che la principessa facesse un moto, o che Cristina alzasse la veste più del dovere, scoprì una gamba bianca come il marmo, massiccia nella sua perfezione, caldissima.

Un quarto d'ora dopo, le due donne entravano nel salotto.