Nel suo palco, durante la rappresentazione, fu visitata da molti. Sembrava a tutti più bella del solito, d'una bellezza diabolica. Aveva intorno a sè, a un certo punto, il Venosa, il marchese di Trapani, l'avvocato Costella, Hummanam pascià, arrivato, pochi giorni innanzi, da Tunisi: in abito nero, e col suo fez.
Sul palcoscenico si cantava il pezzo sublime, in cui rifulge tutta l'ispirazione del Mozart:
Giovinetti, che fate all'amore….
—Perchè,—finito il pezzo, disse la principessa,—non ci fu mai un poeta, un musicista, che pensasse a scrivere un lavoro, in cui fosse protagonista una donna, simile di carattere a Don Giovanni?… Ah, sarebbe stato delizioso!—e continuava col suo sorriso affascinante.—Che ne dite, Venosa? Non credete ci sia fra le donne un tipo come Don Giovanni, cioè una donna, assetata di piaceri, ardente, per cui la vita è nella varietà, nella leggerezza, nella mutabilità delle passioni; una donna che non conosca, o non voglia conoscere, se non il piacere, e per la quale esso divenga, con l'eleganza, col capriccio, l'unico scopo della vita?
Il Venosa tenea sempre gli occhi affissati su la scollatura amplissima, che facea l'abito della principessa. Guardava le spalle di lei, simili a quelle di un'antica Minerva, quel seno procace, che ella voleva tanto ammirato e discopriva sì facilmente, come se il credesse opera d'arte perfetta da non doversi tener celata. Ed era tale. Quando la principessa alzava gli occhi sul Venosa, egli, timido come un fanciullo, abbassava i suoi.
Essa sentiva sempre più l'ammirazione che gl'ispirava; sentiva che sarebbe bastato un suo cenno per attirarlo a sè, distrarlo da Diana, da Diana di lei più giovane, e di quanto!
Ecco i trionfi che la inorgoglivano, che ella cercava, e si appagava d'accertarsi di poterli sempre ottenere.
Voleva persuadersi ognora che la sua bellezza era una potenza, e che i più freddi, i più torpidi doveano subirne la seduzione, rimanerne soggiogati!
—Siamo dunque vicini alla vostra festa…. finalmente,—disse la principessa al marchese di Trapani.
Enrica era gaia quella sera; eccitatissima, parlava con una strana volubilità; si vedeva in lei la gioia che palesano tutti gli animali robusti, quando i loro appetiti sono soddisfatti.