—Una piccola festa,—rispose ipocritamente il marchese di Trapani,—ma non oso più contare sulla soddisfazione di vedervi in casa mia quella sera.
—E perchè?—domandò vivacemente la principessa.—Io ci voglio venire,—continuò con la sua solita impetuosità.
Infatti essa non si lasciava mai sfuggir la occasione, come quella di un ballo, per far vedere il più che poteva del suo corpo sfolgorante.
—No, no, non conto più di vedere in casa mia V. E.,—rispose il marchese di Trapani.—Ho avuto questa sera una notizia, che me ne fa disperare…. Or ora ero nel palco del ministro inglese, egli mi ha detto avere da' suoi dispacci ch'è imminente il ritorno del principe vostro marito….
—Lo so…. lo so…. io pure l'aspetto…. e dunque?…
—Due sposi, che non si vedono più da molto tempo…. Il principe vorrà la solitudine…. e avrà ben ragione!
—Sciocchezze!—disse sorridendo, tra ironica e sdegnosa, la principessa.—Ma chi sa…. forse avete ragione!—aggiunse maliziosa.—Mi dorrà molto di rinunciare al vostro ballo!
In quel momento il marchese di Trapani si volse verso un punto della platea donde due grandi occhi neri dardeggiavano sempre su lui. Era Marco Alboni, che vigilava su la sua vittima e indovinava dai moti del suo labbro, dalla espressione della sua fisonomia ciò che diceva. Vero è ch'egli stesso lo avea ammaestrato di quello che dovea dire: e aspettava ansioso un cenno che gli confermasse quello ch'egli desiderava.
S'era accorto che il marchese avea già cominciato a parlare con la principessa di ciò che a lui stava a cuore. Ad un tratto, il marchese fece un lievissimo cenno tra loro combinato. Marco Alboni gli rispose con uno sguaiato sorriso di compiacenza.
Con quel sorriso pareva dicesse al suo compare: