La principessa credeva alla storia della povertà del Weill-Myot, e gli rispose col sembiante di una sovrana verso uno schiavo:

—Povero Weill-Myot, so quanti sono i vostri affari; so che non tutti sempre vi possono andar bene: e m'immagino che dobbiate avere spesso molesti pensieri, e gravi occupazioni, che empiano il vostro tempo… Nessuno vi compatisce più di me!—terminava con affabile degnazione.

Egli se la godeva.

Si accorgeva che nel teatro tutti guardavano la bella donna.

E pensava, quando essa fu di nuovo tutta intenta allo spettacolo:

—E dire che io la tengo in mio potere, che la spingo ogni giorno più verso una rovina…. irreparabile. Non è certo molto lontano il giorno in cui la mia vendetta sarà compiuta!

La principessa avea dato in un gran tranello, per la stessa sua avventatezza.

Nel lasciar scegliere i gioielli al De Carlo, ella non avea badato ch'esso sceglieva appunto antichissimi gioielli, che avevano appartenuto alla madre del principe, ed egli li teneva in casa come un talismano.

Se il principe glieli avesse richiesti?

Enrica continuava a sorridere, di tanto in tanto, a rivolgere alle persone che le stavano attorno argute domande.