In quella sera si sentiva più del solito felice, sgombra da ogni pensiero.

Chi avrebbe detto in tal momento che la donna, sì gaia, sì contenta, in sembiante così tranquilla, era la stessa ch'avea cagionato la morte del conte di Squirace, avea spinto con un'atroce calunnia, sì ben combinata, un innocente in prigione, e per tutta la vita, s'egli non fosse riuscito a salvarsi?

Era un pezzo che da un palco di terz'ordine, un uomo, rimasto sempre avvolto in un largo mantello e che si teneva nell'ombra del palco, la guardava, fissando in lei con insistenza il cannocchiale.

La principessa, alzando gli occhi, avea notato quell'individuo e la sua insistenza. Ma oramai ella era abituata a ogni specie di adorazioni: e non le spiacevano neppure, appunto per l'ammirazione che avea di sè stessa, le più importune e volgari.

Però, ad un tratto, dette in un piccolo grido.

L'uomo, che l'avea affissata per tanto tempo, si alzava nel palco di terz'ordine e, alzandosi, inavvertitamente, avea lasciato cader un po' giù il mantello.

—Che ha V. E.?—domandò il Venosa.

—Oh…. niente,—rispose la principessa.—Ma figuratevi che, da varii giorni, accostandomi qualche volta a' vetri delle finestre, mi vien fatto di veder nella strada un uomo che si direbbe passi lì le sue giornate…. Lo vedo sempre…. Qualche volta, tornando a casa in carrozza da una passeggiata, l'ho incontrato vicino al palazzo…. Sembra non si stacchi mai da que' luoghi…. e mi guarda con un'espressione sì strana, allorchè io passo accanto a lui…. Lo trovo per tutto…. Dev'essere un caso, poichè non ha i modi, nè l'aspetto di un corteggiatore, o di un semplice curioso…. Il bello è che mi par averlo conosciuto…. non so dove…. nè quando…. Ma mi pare….

Tutti aveano levati gli occhi verso il palco, ov'era l'uomo di cui parlava la principessa.

Egli voltava loro le spalle in quel momento; si tirava su il bavero del mantello e si mettea in testa un cappello a larga tesa.