Ma il marchese le rispose con un altro gesto, e un ristringersi nelle spalle, che volea significare: è un vecchio servitore, fidato, che vuol magari ingerirsi troppo nelle mie faccende, ma non posso ora dispiacergli, irritarlo.
La principessa capì.
È proprio di noi italiani, de' meridionali in ispecie, compendiar in un gesto, in un'espressione della fisonomia un lungo discorso.
Subito Enrica si mosse e andarono tutti dal lato opposto della sala.
Marco Alboni si contentò di seguirli con lo sguardo.
—Caro marchese,—disse la principessa al marchese di Trapani,—-io debbo parlare in nome del nostro amico Venosa…. e la vostra risposta mi sta molto a cuore…. Il Venosa,—riprese dopo breve esitanza,—ama vostra figlia…. e vi chiede la sua mano!
Era impossibile parlare con più vellutata soavità di accento, con più grazia.
Il marchese s'aspettava così poco una tale domanda che non trovava parole per rispondere.
L'Alboni, il quale col suo orecchio sottile avea tutto udito, non potea più star nella pelle.
Temeva che il marchese cadesse in qualche errore.