—È proprio un uomo infamato!—continuava con la sua più ostentata prosopopea il Latania; egli, che non avrebbe davvero avuto alcun diritto di censurare.
Sopravvenne un nuovo personaggio: il conte di Primolo.
—Avete un gran colloquio?—disse a' due suoi amici,—già ov'è Latania è facile indovinare l'argomento della conversazione: sempre a carico di qualcuno.
Il conte, uomo savio, attempato, di reputazione illibata, godeva molte simpatie.
—Si discorreva,—rispose il Latania,—del Gorreso….
—Un vero sciagurato,—interruppe il conte….—Gorreso, mio amico, quasi mio fratello, chi avrebbe detto, anni or sono, potesse scender sì basso…. Mi rammento che si mormorava di lui fin da quando contrasse il matrimonio…. Quella ragazza, già da allora, dopo l'assassimo del conte di Squirace, dopo le sue ardite deposizioni, sembrava a molti una assai strana creatura….
—Ma è il Gorreso che l'ha rovinata, che l'ha peggiorata: è lui che se n'è servito come uno strumento per favorire la sua ambizione,—replicò il Latania.
—E anch'io comincio a esserne persuaso,—instava il duca della
Pandura.
Il principe Gorreso avea ormai udito abbastanza.
Nacque nella sua testa una vera confusione; a poco a poco, tanta era la commozione da lui provata, rimase privo de' sensi.