Gli ci volle molto tempo a riaversi: non chiamò nessuno a soccorrerlo: non potè quindi prender nulla che lo ristorasse: e non si alzò dalla poltrona fin verso sera.

Si sentiva febbricitante; scese le scale vacillando: salì in una carrozzella e si fece condurre fino a casa.

Per le scale incontrò la principessa, di cui aveva veduto dinanzi alla porta il coupé.

La principessa scendeva in fretta, ed era tutta sorridente.

—Vado a pranzo—gli disse—dalla duchessa della Pandura.

Costei era la cognata del duca, che avea confabulato, poche ore innanzi, nella sala del Circolo, col Latania.

La duchessa era una donna gaia, spensierata, elegantissima, ma di quelle donne che ricorrevano spesso al gioielliere De Carlo.

Nella sua casa si avviluppavano molti intrighi.

Il principe non disse verbo ad Enrica, poichè il suo male lo accasciava: solo rispose al suo saluto con un amaro sorriso.

Ma Enrica era stordita: sapea i piaceri che l'attendevano: era sicura di parecchie ore di svago, di eccitazione, di trionfo in mezzo a facili e simpatici cortigiani: non gli badò.