Roberto avea pur sempre seguitato e vigilato la principessa; ma non avea ardito avvicinarsele, temendo non poter vincere la sua collera.

Volea cominciare da Diana: essa gli avrebbe dato la forza, il coraggio per nuove sofferenze: gli avrebbe trasfuso buone ispirazioni.

Diana si era riconciliata col Venosa, ma, dopo pochi giorni, il loro accordo era di nuovo cessato.

Una mattina Diana, passando per via Toledo, avea veduto ferma la carrozza della principessa, e il Venosa che parlava, sorridente, con lei, appoggiato a una delle portiere.

Egli avea promesso a Diana di sfuggire Enrica; essa lo coglieva in fallo, in brevissimo tempo. La giovinetta fu accorata, tanto più che la principessa, da un pezzo, fingeva non vederla: e incontratasi con lei in varie case, l'avea trattata con palese dispregio, quasi non l'avesse mai conosciuta.

Come poteva il Venosa scherzar in tal modo con una donna che sapeva nemica di lei? E dopo le sue promesse?

Ma Enrica, mutabile, perversa, sapeva che, continuando a tener separati i due giovani, avrebbe cagionato la loro irreparabile infelicità: creatura malefica, sentiva il solito piacere nel distruggere, nel gettar lo sgomento, nel far soffrire intorno a sè.

XVI.

Il principe, dopo la partenza di Samuele, s'era dato più volte nella camera della principessa.

Avea frugato ne' cassetti de' varii mobili: avea trovato le prove della rovina in cui era il già vistoso patrimonio della moglie: le prove delle sue sciagurate speculazioni, delle enormi sue spese. Da certi contratti, da certe ricevute, da certe lettere, si capiva che ella non possedeva più nulla.