Il Re avea, dunque, mandato a sentir le notizie della ragazza; e con molta pompa. Potea ella patire uno sfregio maggiore?
Cristina non sapea quel che faceva: ma attizzava Enrica all'odio contro Diana.
Essa, come il Weill-Myot, era il cattivo genio di quella donna voluttuosa, collerica, in tutto eccessiva; e si appagava di consigliarla sempre al peggio; come il Weill-Myot anch'essa aspettava di assistere ormai fra poco ad una catastrofe.
La principessa arse di sdegno alle parole di Cristina.
—Bisogna—ella disse—trovar modo di perdere quella ragazza… un tranello….
I suoi occhi schizzavano fuoco, le labbra le schiumavano, era livida, come Cristina l'avea già veduta, quando preparava le insidie che dovean condur Roberto alla rovina.
—Trattatela come trattaste Roberto, per esempio!—continuava l'antica serva di Enrica, insinuando il suo veleno viperino.—Voi siete abituata a distruggere chi v'è d'ostacolo….
—Oh, se l'avessi qui…—mormorò Enrica, e digrignava i denti.
—E che le fareste?
—Vorrei soffocarla con le mie mani!… E dire che io l'ho curata in queste stanze, che essa un giorno vi fu presa da un male passeggero, dire che cotesta ragazza fingea di adorarmi…. Perversa… scellerata… corrottissima creatura! E dire che io pure le ho voluto bene: ma ora… ti assicuro… tutto è finito… non più… non più… essa, non ha nemica peggiore di me….