La signora Teodora li lasciò soli: riceveva in quella sera due signore sue amiche, della stessa sua età, che seguivano lo stesso tenore di vita. Venivano da lei in quella sera per una combinazione fortunata: almeno essa la credeva tale.
La signora Teodora fu lieta dell'arrivo dell'ingegnere Amoretti. Essa poteva dedicarsi tutta alle sue amiche.
—Vi lasciano sola?—domandò l'Amoretti a Diana, e i suoi sguardi di fuoco le ricercavano il profondo dell'animo.
—Mio padre è stato qui… pochi momenti… ha dovuto poi uscir subito…. Alcuni signori e signore, venuti qui per veder il nostro paese, e a cui egli fa da due giorni gli onori di Napoli, l'hanno oggi invitato a pranzo….
—Ma egli non può esser vostro padre,—affermò l'Amoretti con tuono di voce molto severo.
—Che dite?—esclamò Diana.
—Un padre sarebbe accanto alla figlia che soffre…. non potrebbe staccarsene, come faccio io…. Egli è stato qui soltanto pochi minuti….
—Mio padre avrebbe voluto vedervi per ringraziarvi….
—È una fortuna per lui e per me, che non ci siamo veduti… Cara,—e l'Amoretti baciava le mani di Diana, e la sua voce era divenuta la più soave e la più affettuosa,—già che Dio ha voluto che potessimo aver soli un colloquio non breve…. profittiamone…. Lascia ch'io ti parli con espansione: ti parli con la familiarità gentile, con cui s'indirizzano l'uno all'altro coloro che si amano, che sentono forti i vincoli del sangue, e hanno comune la tenerezza degli affetti…. Dimmi, ami tu davvero come un padre il marchese? S'egli ti pone la mano su la fronte, se ti carezza, se ti consiglia, se ti circonda di premure, senti tu quella consolazione ineffabile, quel conforto supremo, quella felicità, che i figli buoni provano sempre nell'affezione di coloro da cui ebber la vita?… Ti ha mai parlato il marchese di tua madre?…. Ti ha mai bagnato la fronte delle sue lacrime?
Due grosse lacrime rigavano le guancie dell'ingegnere Amoretti.