—No; tuo padre è stato chiuso per anni in una prigione.
—Colpevole?
—Ah…. Innocente!…
—Che mai mi raccontate?
—Non credi tu che un uomo buono, amante possa esser sopraffatto da una calunnia? Non sai tu, nella tua inesperienza, che vi sono circostanze nelle quali un uomo può sacrificare anche il suo onore alla sua delicatezza?… Tuo padre ha passato metà della sua vita in prigione, calunniato da una donna…. In prigione egli ha appreso che tu eri nata e caduta nelle mani di esseri perversi…. Ma puoi tu immaginare le lunghe, crudeli torture ch'egli ha sofferto?… Puoi tu pensare che quest'uomo, entrato nella prigione giovane, nel fiore degli anni, n'è uscito con tutti i segni di una grande vecchiezza…. Oh, vi sono patimenti, che logorano le fibre più robuste….
—E la donna che aveva accusato mio padre, è viva?
—Vive, ed egli vuol vendicarsene: solo per amor tuo ha differita la vendetta.
—Ma chi siete voi, che conoscete sì bene mio padre, e ne sapete i più segreti intendimenti?
Grosse e calde lacrime cadevano dagli occhi di Roberto su la mano della figliuola, ch'egli continuava a stringere febbrilmente.
—Hai tu,—egli riprese più pacato,—udito mai raccontare che un uomo, senza colpa, possa essere ingiustamente condannato; anche da giudici in buona fede, e possa soffrire, senza riparo, per anni ed anni, sino a che vive?