Scostò il paravento e riconobbe Marco Alboni, che lì rannicchiato era stato a udire tutti i loro discorsi. Così credeva. Ma l'Alboni era arrivato in quel punto, entrando dall'abbigliatoio di Diana, per una porticina rispondente su un largo andito: porticina, a caso lasciata aperta.

—Oh, Jacopo Scovazzo!—disse Roberto che, per anni e anni, avea tenuto fitto in mente quel nome. E l'afferrò per il collo.

Marco Alboni smarrì subito tutta la sua baldanza, la sua intrepidezza.

Egli non si rammentava di aver mai veduto per l'innanzi la persona che gli parlava. Com'egli conosceva il suo passato?

Un uomo, amico di Diana, in casa del marchese, e in possesso del suo terribile segreto? Quanti guai da ciò gli potevano nascere! Andava a rischio di veder cadere tutto l'edificio da lui, nel corso di anni, architettato con tanta astuzia.

—Sarei venuto a cercarti!…—disse Roberto con aspra ironia.—Tu mi hai voluto risparmiare la fatica!… Ho bisogno di te!…

Intanto Roberto avea rialzato con una mano il paravento e l'avea drizzato tra essi e Diana.

—Io non ti farò alcuna violenza…. Spero,—soggiunse
Roberto,—ottener da te con le buone quel che desidero….

—Parlate….

—Tu—proseguì sommesso Roberto—hai una lettera del dottor Krag, una lettera che hai sempre serbata e che prova—qui Roberto alzò un po' la voce—che l'unica figliuola del marchese è morta, appena fu partorita, ed è morta insieme con sua madre…. Costui è l'uomo, Diana, che ti ha rubato piccina, mentre ti portavano a balia, mentre tuo padre era lontano e ignorava….