Fu preso da un nuovo sussulto di pianto.
—Oh, avevo ben ragione di guardarmi sempre attorno con paura, di sentirmi qui in un continuo spavento!…—disse Diana.
—Dammi quella lettera, Jacopo Scovazzo…. antico grassatore…. condannato a Ancona e che sfuggisti a una parte della tua pena….
—Tacete, tacete…. signor ingegnere!—implorava Marco Alboni, convinto di parlare con l'Amoretti; e timoroso di gravi danni.
Oramai ricco, poichè avea appropriato a sè da anni il meglio di ciò che avrebbe potuto spendere o risparmiare il marchese, stimato, egli vedea tutto a repentaglio, se l'Amoretti parlava.
—Tanto peggio per il marchese,—pensò in tali istanti Marco con quella prontezza ad abbandonare, per maggior utile proprio, il complice da cui fu più aiutato e beneficato, prontezza che arriva sempre a scompigliare le più inveterate e strette unioni tra furfanti.
—Non alzate la voce…. non fate alcun rumore…. vi darò la lettera….
—Ma ti accompagnerò io…. non voglio lasciarti solo….—disse
Roberto.
Andarono pel lungo corridoio, scesero le scale, entrarono in una stanza bassa: la camera di Marco.
Per tutto Roberto vide immagini di santi: libri di devozione: sui mobili, gettati qua e là, e bene in vista, alcuni inviti sacri.