Marco aprì uno scrigno di ferro che era nel muro e che Roberto vide nell'interno tutto luccicante di oro, poichè le grosse monete vi erano a mucchi: e da un segretissimo ripostiglio il briccone, che non poteva far altrimenti, cavò la lettera del dottor Krag.
Roberto lesse la lettera, che era scritta in un italiano assai goffo, ma molto intelligibile; apprese più di quel che voleva: e risalendo verso la camera di Diana lasciò libero Marco.
In un pianerottolo, a mezza scala, Roberto s'abbatteva nel marchese di Trapani. Era tornato a casa da pochi istanti, e usciva da una porta interna per recarsi a domandar notizie di Diana.
Il marchese si fermò a guardare lo sconosciuto.
—Io sono—disse Roberto con molto sangue freddo—l'ingegnere
Amoretti….
—Il salvatore di mia figlia….
—Di vostra figlia….—aggiunse il finto Amorelli con molta enfasi.
Al marchese facea già una certa impressione sgradevole veder quell'uomo andar sì liberamente per la sua casa.
—Ho lasciato ora la fanciulla,—seguitò a dir l'Amoretti.
—Ma spero che la signora Teodora sarà in sua compagnia….